31 ottobre 2013

Chiesa: “Approvato oggi in consiglio regionale un ordine del giorno a sostegno dei Comuni colpiti dal maltempo”

 

Chiesa: “Approvato oggi in consiglio regionale un ordine del giorno a sostegno dei Comuni colpiti dal maltempo”

 E’ stato approvato all’unanimità nella seduta odierna del consiglio regionale l’ordine del giorno che vede quale primo firmatario il consigliere Ezio Chiesa (Liguria Viva) per sollecitare la giunta regionale a intervenire a seguito dei danni causati dalle violenti piogge cadute nella notte tra lunedì 21  e martedì 22 ottobre,nei comuni di: Carasco,San Colombano,Mezzanego e Borzonasca.

 

Chiesa chiede al presidente della giunta Burlando: di sollecitare il Governo nazionale affinché in tempi brevi si pronunci sullo stato di calamità naturale delle zone colpite; di sostenere i Comuni della Liguria maggiormente colpiti con interventi economici in grado di porre rimedio ai danni subiti attraverso finanziamenti provenienti dallo Stato, dall’Europa e con risorse proprie e, infine, di monitorare costantemente gli interventi per la ricostruzione del ponte crollato in comune di Carasco, struttura indispensabile per garantire la viabilità alla Fontanabuona e alle attività produttive che vi operano.

A seguito delle violenti piogge cadute nella notte tra lunedì 21  e martedì 22 ottobre,alcune località della Liguria e in modo particolare i Comuni di Borzonasca,Mezzanego e San Colombano hanno subito gravissimi danni a causa della violenza delle acque;

 

“Tale evento ha prodotto nei comuni di Mezzanego e Borzonasca  sulle abitazioni, direttamente e indirettamente – afferma Chiesa – notevoli danni costringendo diverse famiglie a dover abbandonare le case”.

 

Il crollo del ponte di Carasco sul torrente Sturla oltre aver causato due vittime,finisce per creare disagi per pendolari e studenti,nonché al traffico veicolare con pesanti conseguenze per l’economia della Fontanabuona già colpita da una crisi senza precedenti.

 

“Pare opportuno pertanto accertare eventuali responsabilità nel crollo del ponte – continua Chiesa – ma nel contempo, quanto prima, devono iniziare i lavori propedeutici a ripristinare il regolare traffico tra il Tigullio e la Fontanabuona”.

 

Bisogna intervenire al fine di eseguire l’opera infrastrutturale e consentire ai Comuni maggiormente colpiti di porre rimedio ai danni subiti da: opere pubbliche,viabilità ordinaria e dissesto idrogeologico,bisogna prevedere adeguate risorse economiche.

 

“La Regione Liguria ha chiesto al Governo lo stato di calamità naturale e, ad oggi,  assicurato i finanziamenti necessari per la realizzazione del ponte – conclude Chiesa – ma devono essere individuate risorse economiche a favore delle famiglie, delle popolazioni, delle attività produttive e dei Comuni maggiormente colpiti”.

 

 

Genova, 31 ottobre 2013

Chiesa: “La legge di riforma del trasporto pubblico locale non sarà la panacea di tutti i mali”

 

Chiesa: “La legge di riforma del trasporto pubblico locale non sarà la panacea di tutti i mali”

 

Chiesa: “Approvati alcuni emendamenti da me proposti, mi turo il naso e voto la legge”

 

L’approvazione degli emendamenti riguardanti l’articolo sui servizi minimi,,ha convito Ezio Chiesa (Liguria Viva) a votare a favore del disegno di legge,approvato oggi pomeriggio dal Consiglio regionale,sulla riforma del sistema di trasporto pubblico regionale e locale.

 Questi i tre emendamenti approvati:

 1) Sulla definizione dei servizi minimi coinvolgere la Commissione Regionale competente.

 2) Su tutti i territori, località, paesi serviti dal trasporto pubblico all’entrata in vigore della presente legge deve essere garantita una coppia di corse.

 3) I servizi minimi in ambito extraurbano sono definiti quali una coppia di corse di collegamento per i centri o per gli ambiti abitati con una popolazione indicativamente di 50 abitanti residenti.

 Il giorno prima,in sede di commissione,Chiesa,al momento di votare il provvedimento,si era astenuto vincolando un possibile voto favorevole solo alla condizione che il consiglio  approvasse alcuni emendamenti,ritenuti irrinunciabili,bocciati dalla commissione.

 Nel suo intervento Chiesa ha ricordato come molti dei guai che riguardano il trasporto pubblico locale vanno addebitati ai vari Governi che si sono succeduti  propensi ad operato continui tagli alle risorse per quanto riguarda i trasferimenti dallo Stato a favore delle Regioni.

 “Tale scelta non aiuta  oggi la nostra Regione – afferma Chiesa – nell’assumere provvedimenti che non risolvono tutte le vere criticità del trasporto pubblico un servizio sociale alla stessa stregua della sanità che deve garantire in modo particolare le fasce più deboli”.

 A causa della crisi economica,  negli ultimi anni,è  drasticamente diminuito il traffico privato,molte persone oggi usufruiscono del trasporto pubblico che però deve essere efficiente.

 “Eppure il Governo ha i modi per finanziare il trasporto pubblico – afferma Chiesa -  oltre le risorse trasferite  alle Regioni, potrebbe  diminuire il costo del carburante destinato al servizio pubblico, in quanto l’Eni è un’azienda partecipata dello Stato in grado di concedere alle aziende di trasporto il carburante a prezzi agevolati”.

La  politica del Governo porta invece a penalizzare il trasporto pubblico costringendo le aziende a tagliare i servizi soprattutto nelle zone emarginate,per non parlare del rischio di dover ridurre personale e diminuire gli stipendi.

“Il provvedimento, molto enfatizzato – avverte Chiesa – non sarà la panacea di tutti i mali, oggi mettiamo solo i primi pilastri per una riforma che rischia di avere ricadute molto pesanti”.

La decisione di arrivare a un Bacino unico regionale lascia perplessi in quanto rischia di portare alla razionalizzare con conseguenti sacrifici per i lavoratori.

 “Si corre il pericolo di un drastico taglio dei servizi che penalizzi – dice Chiesa -  quanti vivono in periferia rispetto alla città”.

Chiesa ha auspicato inoltre una semplificazione del provvedimento,fatto già avvenuto in Commissione,ma che poteva essere migliorato ulteriormente”

Da parte di Chiesa arriva un invito ad una maggiore sensibilità nei confronti dell’utenza; compito dello Stato,Regioni e Comuni favorirne un maggiore coinvolgimento quale elemento di trasparenza.

 “La riforma è già stata fatta in passato da altre Regioni che hanno provveduto all’accorpamento dei bacini – mette in guardia Chiesa -  oggi si sono però resi conto che  il Bacino unico sul lungo periodo produce maggiori costi e assicura servizi minori”.

Chiesa,essendo stati accolti alcuni suoi emendamenti,ha votato a favore auspicando che  il provvedimento  produca risparmi,escluda tagli sui lavoratori e assicuri un servizio confacente alla gente di Liguria.

“Purtroppo al riguardo – conclude Chiesa – le perplessità non mancano, il mio voto favorevole è dovuto anche al fatto che la legge vede concordi, sindacati, le aziende di trasporto, il Consiglio delle autonomie locali oltre l’intera maggioranza”

Genova,31 ottobre 2013

Chiesa: “Caccia, si torna a sparare”

 

Chiesa: “Caccia, si torna a sparare”

 

 

La IV^ Commissione Attività Produttive ha dato stamane il definitivo via libera al nuovo calendario venatorio che permetterà ai cacciatori di imbracciare la doppiette già dalla giornata di domani.

 

Sono state apportate alcune modifiche al calendario venatorio quali l’obbligo dell’uso del munizionamento atossico a tutte le forme di caccia agli ungulati.

 

“Il risultato – commenta Chiesa –  permette di riprendere la caccia ai cinghiali che nelle ultime settimane si erano fatti sempre più invadenti causando ulteriori danni nell’entroterra già falcidiato dal maltempo”.

 

 

 

Genova,31 ottobre 2013

Ecco la relazione di minoranza sul Tpl presentata da Chiesa

RELAZIONE DI MINORANZA DEL CONSIGLIERE EZIO CHIESA (LIGURIA VIVA)                                    

DDL N° 305 “RIFORMA DEL SISTEMA DI TRASPORTO PUBBLICO REGIONALE E LOCALE

 

 Stamane,dopo mesi di discussione,arriva in aula il dibattito sulla riforma del Sistema di Trasporto Pubblico regionale e locale.

 Al riguardo già in commissione,nei giorni scorsi,ho presentato una  serie di emendamenti con l’obiettivo di rendere il provvedimento più snello eliminando numerosi incomprensibili doppioni e soprattutto con l’intento di renderlo più confacente alle reali esigenze dell’utenza.

 Particolare riguardo deve essere posto nei confronti delle fasce più deboli della popolazione ed a quanti risiedono in piccole località collinari dove il trasporto pubblico su gomma resta l’unica occasione di mobilità.

 Nonostante che una parte di emendamenti presentati dal sottoscritto sia stata accolta,complessivamente il provvedimento licenziato dalla commissione risulta carente in alcuni articoli.

 La semplificazione decisa in commissione non è ancora sufficiente nel contempo non viene garantito un controllo da parte dell’utenza sui servizi elemento indispensabile per assicurare la massima trasparenza.

 Inoltre il provvedimento,nonostante contenga al suo interno la clausola di salvaguardia a garanzia dei livelli occupazionali ed economici normativi dei lavoratori,questo non sarà sufficiente a garantire tutti i lavori dipendenti delle attuali aziende di trasporto pubblico presenti nella regione.

 Di particolare rilievo la tematica riguardante la garanzia dei servizi minimi. L’articolo relativo (il 4) si limita ad affermazioni di principio senza individuare i servizi minimi indispensabili per assicurare il trasporto pubblico locale come diritto di tutti i liguri specialmente senza sperequazioni tra quanti risiedono nelle grandi città nei confronti di quei cittadini che vivono in paesi o piccole località.

 In sede di commissione,nella giornata di ieri,mi sono astenuto sul Disegno di legge,oggi in consiglio ripresenterò una serie di emendamenti che ritengo indispensabili e imprescindibili per migliorare il provvedimento,a seguito di quanto avverrà in aula mi riservo di modificare il mio voto di astensione espresso ieri.

Mi è chiaro che i continui tagli operati dai vari Governi per quanto riguarda i trasferimenti decisi dallo stato a favore delle Regioni non aiuto certo la nostra Regione  nell’assumere provvedimenti che possono risolvere tutte le vere criticità del trasporto pubblico che ribadisco deve essere considerato un servizio sociale a garanzia in modo particolare delle fasce più deboli.

 

Genova,31 ottobre 2013

Regione: oggi l’ok alla riforma del trasporto pubblico

La giornata odierna del consiglio regionale sarà in buona parte dedicata al Ddl 305 riguardante la riforma del trasporto pubblico regionale e locale che prevede l’istituzione del Bacino Unico Regionale per il trasporto. Il disegno di legge presentato dalla giunta è stato colpito da numerosi emendamenti, una ventina quelli presentati da Ezio Chiesa (Liguria Viva) che saranno discussi stamane in aula. L’assemblea regionale sarà preceduta da due Commissione. La IV^ Attività Produttive per esaminare il nuovo calendario venatorio e la II^ Programmazione e bilancio che deve esprimere il parere di merito sul Ddl riguardante il trasporto pubblico locale. Sarà presente Ezio Chiesa (Liguria Viva). Previsto un dibattito particolarmente acceso. News in diretta sul sito di Liguria Viva

Regione, dopo la maggioranza si riunisce la IV^ Commissione

Oggi pomeriggio, dopo la maggioranza tutt’ora in corso, si riunisce la IV^ Commissione Attività Produttive per l’esame dei vari emendamenti alla proposta di legge sul trasporto pubblico locale che approda domani in consiglio regionale. Sarà presente Ezio Chiesa (Liguria Viva)

Chiesa: “Illustrate stamane le proposte di legge”

 

Chiesa: “Illustrate stamane le proposte di legge”

 

Chiesa: “Partono le audizione sentiamo anche Maissana che già gestisce in proprio il ciclo integrato delle acque”

 

E’ polemica con l’assessore Briano

 

 

Il consigliere regionale Ezio Chiesa (Liguria Viva) ha illustrato stamane,durante la riunione della VI^ Commissione  Territorio e Ambiente,le due proposte di legge presentate nei mesi scorsi riguardanti soprattutto la possibilità,per i Comuni sino a 3000 abitanti,di gestire in proprio il ciclo integrato delle acque.

 

Durante la riunione della Commissione è stato deciso di effettuare nelle prossime settimane una serie di audizioni,ivi comprese le associazioni dei consumatori e i Comitati per l’acqua pubblica.

 

“Ho chiesto espressamente – afferma Chiesa – di sentire anche gli amministratori del comune di Maissana (Sp) che da tempo gestiscono in proprio tale servizio con ottimi risultati”.

 

La richiesta di Chiesa di udire il Comune di Maissana ha provocato la reazione dell’assessore all’Ambiente Renata Briano contraria a udire tutti i Comuni che gestiscono in proprio il servizio idrico integrato.

 

 

Genova,30 ottobre 2013

Oggi la sesta commissione regionale discute le proposte di Chiesa

Riproponiamo in modo integrale i due provvedimenti presentati dal consigliere regionale Ezio Chiesa oggi all’esame della commissione competente. Provvedimenti che riguardano in modo particolare la possibilità per i Comuni con popolazione sino a 3000 abitanti di gestire, su base volontaria, l’intero ciclo integrato delle acque.

 

            ECCO LA PROPOSTA DI LEGGE DA INVIARE ALLE CAMERE

Proposta di deliberazione

avente ad oggetto:

Proposta di legge alle Camere

ai sensi dell’articolo 121 della Costituzione “Modifiche all’articolo 2, comma 186-bis della legge 23 dicembre 2009, n. 191, come inserito dall’articolo 1, comma 1-quinquies, della legge 26 marzo 2010, n. 42 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2, recante interventi urgenti concernenti enti locali e regioni)”

 

di iniziativa del Consigliere:

 Ezio CHIESA

 

Presentata alla Presidenza del Consiglio Regionale il 28 marzo 2013 

 

IL CONSIGLIO  REGIONALE

ASSEMBLEA LEGISLATIVA DELLA LIGURIA

 

VISTO l’articolo 121, secondo comma, della Costituzione;

 

PREMESSO:

che per il servizio idrico integrato si intende la riorganizzazione della gestione dei servizi pubblici di acquedotto, di fognatura e di depurazione; 

che tale materia è stata riformata originariamente dalla legge 5 gennaio 1994, n. 36 (Disposizioni in materia di risorse idriche), la cd. “Legge Galli”;

che successivamente la materia è stata definita dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale);

che per il raggiungimento di tutti gli obiettivi posti nel decreto legislativo sopra citato è prevista la riorganizzazione complessiva delle strutture di programmazione e gestione con la costituzione di nuovi soggetti istituzionali: le Autorità d’Ambito;

che tali Autorità, ai sensi dell’articolo 148 del d.lgs. n. 152/2006, sono costituite in ciascun ambito territoriale ottimale delimitato dalla competente regione; ad esso partecipano obbligatoriamente, ai sensi del medesimo articolo, gli enti locali che fanno parte del territorio;

che la Regione Liguriaha individuato sul suo territorio gli Ambiti territoriali ottimali di Imperia, Savona, Genova e La Spezia coincidenti con i rispettivi territori delle attuali Province;

che l’istituzione delle ATO ha creato disagi tra la maggior parte dei Comuni dell’entroterra ligure, in quanto questi Comuni originariamente gestivano in economia diretta il servizio idrico e traevano da ciò una entrata economica che spesso veniva utilizzata per coprire i costi di altri servizi;

che la legge 26 marzo 2010, n. 42 che ha convertito il decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2 (Interventi urgenti concernenti enti locali e regioni) ha soppresso le Autorità d’ambito territoriale di cui agli articoli 148 e 201 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive modificazioni;

che in particolare la soppressione dell’articolo148 hamortificato i piccoli Comuni Montani espropriandoli della loro unica risorsa, l’acqua;

che alla luce di quanto sopra si rende necessario consentire ai comuni con popolazione fino a 3000 abitanti di gestire direttamente il servizio idrico integrato;

 che per apportare tale modifica occorre che le Camere approvino una legge in tal senso;

DELIBERA

 di approvare l’allegata proposta di legge alle Camere, ai sensi dell’articolo 121, secondo comma, della Costituzione, avente ad oggetto “Modifiche all’articolo 2, comma 186-bis della legge 23 dicembre 2009, n. 191, come inserito dall’articolo 1, comma 1-quinquies, della legge 26 marzo 2010, n. 42 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2, recante interventi urgenti concernenti enti locali e regioni)”.

 

              ECCO LA PROPOSTA DI LEGGE AL CONSIGLIO REGIONALE 

                                       Proposta di legge

 

di iniziativa dei Consiglieri regionali: 

 

Ezio  CHIESA

Marco LIMONCINI

Maruska PIREDDA

Nicolò SCIALFA

 Armando Ezio CAPURRO

Stefano QUAINI

Edoardo RIXI 

Valter FERRANDO *

(* il consigliere ha poi ritirato la firma)

 

“Norme per garantire una migliore razionalizzazione dei servizi  ambientali nei Comuni montani con popolazione sino a 3000 abitanti facenti parte delle ex Comunità  Montane”

                                     Relazione

Premesso che la legge 42/2010 di conversione del D.L. 25.01.2010 n. 2 ha disposto la soppressione delle Autorità d’ambito Territoriali, annullando di fatto gli effetti della legge regionale n. 39 del 28.10.2008 che prevedeva l’istituzione delle autorità d’ambito  per l’esercizio delle funzioni degli enti locali in materia di risorse idriche e gestione dei rifiuti.

Preso atto che la sentenza della Consiglio di Stato del 13 aprile 2011 prevede inoltre che le regioni attribuiscano con legge le funzioni già esercitate dalle Autorità, nel rispetto dei principi di sussidiarietà, differenzazione e adeguatezza riservando nel contempo al legislatore regionale un’ampia sfera di discrezionalità, consentendogli di scegliere i moduli organizzativi più adeguati a garantire l’efficienza del servizio idrico integrato e del servizio di gestione ugualmente integrato dei rifluiti urbani, nonché forme di cooperazione fra i diversi enti territoriali interessati.

Considerato che nella XVI^ legislatura la Camera dei Deputati aveva approvato un disegno di legge: “Disposizioni per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni” nel quale l’articolo 9 prevedeva la gestione facoltativa del servizio idrico integrato per i comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti inclusi nel territorio delle comunità montane o delle unione di comuni. A condizione che gestiscano l’intero servizio idrico integrato.

Verificato che la gestione dell’Ato ha creato disagi tra la maggior parte dei comuni dell’entroterra ligure, in quanto gli stessi  originariamente gestivano in economia diretta il servizio idrico e traevano da ciò una entrata economica che spesso veniva utilizzata per coprire i costi di altri servizi.

Preso atto  che la soppressione dell’articolo 148 ha mortificato i piccoli comuni montani espropriandoli della loro unica risorsa, l’acqua.

Appurato che vista la vastità dei territori di molti comuni montani è stata fatta la scelta di non realizzare depuratori al fine di evitare gli onerosi costi  di allacciamento delle diverse utenze.

Constatato che la gestione da parte dei Comuni in forma singola o associata contribuirà a porre fine ad una gestione monopolistica che, a fronte dei risultati ottenuti, potrebbe sulla spinta dei cittadini portare concorrenza sul mercato e produrre benefici nei confronti dei Comuni  che continuano ad avvalersi del gestore unitario.

Considerato che per quanto riguarda lo smaltimento  dei rifiuti  è ipotizzato un impianto a livello regionale, scelta condivisibile a fronte dell’incremento della raccolta differenziata <spinta> destinata ad abbattere in modo significativo il quantitativo di rifiuti solidi urbani da conferire in discarica.

Accertato che vista la conformità dei territori dei piccoli comuni montani la gestione della raccolta dei rifiuti solidi urbani, della differenziata e lo spazzamento delle strade, amministrato da una unica Ato e  da un unico gestore finirebbe per aumentare i costi che conseguentemente andrebbero a gravare sui cittadini.

Preso atto che i piccoli comuni molto spesso hanno modalità di raccolta e spazzamento diverse da quanto avviene nei centri costieri si ritiene opportuno perseguire criteri di omogeneità territoriale.

Pertanto al fine di garantire un servizio migliore e più economico per i cittadini,  bisogna consentire ai comuni montani facenti parte delle ex comunità montane con popolazione inferiore ai 3000 abitanti di gestire in proprio, o in forma associata,  i servizi ambientali quali:

 -         il servizio idrico integrato;

 -         la raccolta, la raccolta differenziata, lo  spazzamento, il conferimento e lo smaltimento finale  dei rifiuti solidi urbani;

Deve infine essere garantita la possibilità di accedere a finanziamenti pubblici anche ai Comuni che effettuano in proprio  la gestione dei servizi ambientali. 

PROPOSTA DI LEGGE

 “Norme per garantire una migliore razionalizzazione dei servizi ambientali nei Comuni montani con popolazione sino a 3000 abitanti facenti parte delle ex Comunità Montane”

Articolo 1 

Gestione  del servizio idrico integrato nei Comuni sino a 3000 abitanti

1. L’adesione alla gestione unitaria del servizio idrico integrato è facoltativa per        i comuni montani con popolazione fino a 3000 abitanti, facenti parte delle ex comunità montane, a condizione che gestiscano l’intero servizio idrico integrato, e previa autorizzazione della Regione, che verifica la possibilità che il servizio sia erogato a livelli di prestazione non inferiori, rispetto a quelli assicurati dal Gestore.

2. La gestione del servizio idrico integrato di cui al comma 1, può essere svolta anche in forma associata con altri Comuni.

3. Le tariffe applicate non potranno superare quelle praticate dai gestori confinanti. Passati dieci anni la tariffa dovrà essere inferiore almeno del 10%, pena il rientro nella gestione unitaria.

4. I Comuni esercitano la facoltà di scelta, di cui ai precedenti commi, entro 180 giorni dall’entrata in vigore della presente legge. Decorso tale termine, il Comune non può più esercitare tale facoltà di scelta.

5. Gli investimenti per opere da realizzare nei comuni montani, che hanno optato per la gestione separata, derivano dagli introiti della tariffa corrisposta dagli utenti del singolo Comune, da risorse proprie dei Comuni e inoltre nel caso la Regione stanzi risorse per il Servizio idrico integrato provenienti da Fondi europei, nazionali e regionali, almeno il 5% sarà destinato ai comuni che gestiscono in proprio tale Servizio.

6. La Giunta regionale, sentito il parere della Commissione consiliare competente, stabilisce i criteri ai fini del rilascio dell’autorizzazione di cui al comma 1. 

Articolo 2

Gestione del servizio di raccolta,  raccolta differenziata, spazzamento e conferimento dei rifiuti solidi urbani nei Comuni sino a 3000 abitanti

1. L’adesione alla gestione unitaria del servizio di raccolta, della raccolta differenziata, lo  spazzamento, il conferimento e lo smaltimento  dei rifiuti solidi urbani è consentito ai Comuni montani facenti parte delle ex comunità montane con popolazione inferiore ai 3000 abitanti.

2 La gestione del servizio di raccolta, raccolta differenziata, spazzamento, conferimento e smaltimento,  dei rifiuti solidi urbani di cui al comma 1, può essere svolta anche in forma associata con altri Comuni.

3. Sulla base dei principi di sussidiarietà e adeguatezza i Comuni di cui al comma 1, al momento dell’entrata in funzione dell’impianto a livello regionale, dovranno provvedere allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani nell’impianto indicato dalla Regione.

4. I Comuni esercitano la facoltà di scelta, di cui ai precedenti commi, entro 180 giorni dall’entrata in vigore della presente legge. Decorso tale termine, il Comune non può più esercitare tale facoltà di scelta.

5. La Giunta regionale sentita la Commissione consiliare competente, stabilisce i criteri ai fini del rilascio dell’autorizzazione di cui al comma 1.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RELAZIONE

 

alla proposta di legge:

 

“Modifiche all’articolo 2, comma 186-bis della legge 23 dicembre 2009, n. 191, come inserito dall’articolo 1, comma 1-quinquies, della legge 26 marzo 2010, n. 42 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2, recante interventi urgenti concernenti enti locali e regioni)”

 

 

La riforma del servizio idrico integrato, inteso quale organizzazione della gestione dei servizi pubblici di acquedotto, di fognatura e di depurazione, è stata introdotta dalla legge 5 gennaio 1994, n. 36 (Disposizioni in materia di risorse idriche), cd. “Legge Galli”.

 

Per il raggiungimento degli obiettivi posti dalla “Legge Galli” è stata prevista la riorganizzazione complessiva delle strutture di programmazione e gestione con la costituzione di nuovi soggetti istituzionali: le Autorità d’Ambito.

 

Tali Autorità, ai sensi dell’articolo 148 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 156 (Norme in materia ambientale), sono costituite in ciascun ambito territoriale ottimale delimitato dalla competente regione; ad esso partecipano obbligatoriamente, ai sensi del medesimo articolo, gli enti locali che fanno parte del territorio.

 

La Regione Liguriaha provveduto a suddividere il territorio regionale in quattro ambiti territoriali ottimali, i cui confini corrispondono ai limiti amministrativi delle attuali quattro province liguri.

 

Compito fondamentale di tali Autorità era quello di organizzare il servizio idrico integrato ed affidarne la gestione ad un soggetto gestore.

 

L’applicazione della Legge Galli, con la creazione degli ATO e l’affidamento del servizio al gestore unico, ha prodotto, nelle nostre montagne, un aumento sproporzionato delle tariffe a danno dei cittadini, senza un significativo aumento degli investimenti sulla rete idrica, peraltro già in buone condizioni grazie, anche, agli investimenti effettuati in passato dalle singole amministrazioni.

 

La legge 26 marzo 2010, n. 42 nel convertire il decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2 (Interventi urgenti concernenti enti locali e regioni) ha inserito l’articolo 1, comma 1-quinquies che recita “… sono soppresse le Autorità d’ambito territoriale di cui agli articoli 148 e 201 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni. …”.

 

Il soppresso articolo 148 del d.lgs. 152/2006 stabiliva, al comma 5, che pur “restando la partecipazione obbligatoria all’Autorità d’ambito di tutti gli enti locali ai sensi del comma 1, l’adesione alla gestione unica del servizio idrico integrato è facoltativa per i comuni con popolazione fino a 1000 abitanti inclusi nel territorio delle comunità montane, a condizione che gestiscano l’intero servizio integrato, e previo consenso dell’Autorità d’ambito competente”.

 

Originariamente attraverso l’articolo 148 il legislatore intendeva introdurre una norma in grado di riconoscere ai Comuni fino a 1000 abitanti, che rappresentano spesso territori economicamente svantaggiati, la possibilità di gestire in proprio il servizio idrico integrato dove l’acqua rappresenta spesso la principale se non l’unica risorsa certa.

 

A seguito della gestione del servizio da parte dell’ATO, non è conseguito un apprezzabile miglioramento dei servizi erogati, ma al contrario un significativo aumento dei costi delle tariffe; inoltre, molte delle società chiamate a gestire dette risorse hanno prodotto debiti con conseguenze negative sulle regioni, sugli enti locali, sull’utenza e sui propri dipendenti.

 

La gestione delle risorse idriche rappresenta un enorme patrimonio economico culturale, frutto di sacrifici e tanta dedizione delle generazioni passate, che spesso con enormi sacrifici hanno realizzato senza aiuti gli acquedotti che oggi servono molti paesi.

 

Alla luce di quanto sopra si rende necessario reintrodurre la norma troppo frettolosamente soppressa, ampliandola ai comuni con popolazione fino a 3000 abitanti consentendo loro di gestire direttamente il servizio idrico integrato.

 

Pertanto si rende necessario modificare l’articolo 2, comma 186-bis, della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2010)), come introdotto dall’articolo 1, comma 1-quinquies, della legge 26 marzo 2010, n. 42 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2, recante interventi urgenti concernenti enti locali e regioni).

 

 

 

 

 

Proposta di legge alle Camere, ai sensi dell’articolo 121, secondo comma, della Costituzione recante:

 

“Modifiche all’articolo 2, comma 186-bis, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, come inserito dall’articolo 1, comma 1-quinquies, della legge 26 marzo 2010, n. 42 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2, recante interventi urgenti concernenti enti locali e regioni)”

 

 

 

 

Articolo unico

(Modifiche all’articolo 2, comma 186-bis, della legge 23 dicembre 2009, n. 191)

 

1. Dopo il secondo periodo del comma 186-bis dell’articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191, come inserito dall’articolo 1, comma 1-quinquies, della legge 26 marzo 2010, n. 42 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2, recante interventi urgenti concernenti enti locali e regioni)” è inserito il seguente periodo: “In ogni caso l’adesione alla gestione unica del servizio idrico integrato è facoltativa per i comuni con popolazione fino a 3000 abitanti inclusi nel territorio delle comunità montane o delle unioni di comuni, a condizione che gestiscano l’intero servizio idrico integrato, e previo consenso dell’ente Regione.”